


Dal 2018 il bivacco del Corte di Cima di Cranzünell è a disposizione di chi desidera soggiornare in alta quota in un ambiente ancora selvaggio e particolarmente affascinante. Restaurato nell’ambito di un progetto di valorizzazione territoriale - promosso dalla Fondazione Valle Bavona e dal Patriziato di Bignasco - che ha interessato sia la Valle di Cranzünell come pure quella di Cranzünasc.
Adibito per tre/quattro persone, è dotato di materassini e cuscini, stoviglie e utensili da cucina, una stufa a legna e un piccolo fornello a gas. La riservazione è obbligatoria in quanto il rifugio è chiuso.
Il Corte di Cima di Cranzünell è raggiungibile da Bignasco percorrendo un sentiero non marcato ufficialmente ma ben riconoscibile perché in parte viene sfalciato e mantenuto da volontari.
Informazioni e prenotazioni presso la Fondazione (fondazione@bavona.ch o 091 754 25 50).
Uno degli stabili del Corte di Cima di Cranzünasc – ripristinato anch’esso nello stesso progetto di valorizzazione territoriale – è stato trasformato in rifugio spartano nel 2022 grazie all’iniziativa della Fondazione Valle Bavona e al finanziamento del Fondo Amici della Valle Bavona. L’alloggio funge da luogo di ristoro per chi percorre il lungo e affascinante sentiero escursionistico – facente parte della rete cantonale dei sentieri - che da Fontana porta al villaggio walser di Bosco Gurin. Può ospitare quattro persone, ci sono materassini e cuscini come pure stoviglie e utensili da cucina, una stufa a legna e un fornello a gas per cucinare. Per alloggiarvi non è obbligatoria la riservazione in quanto il rifugio è sempre aperto, ma è consigliato avvisare la Fondazione in modo da evitare di trovarlo già occupato e/o completo.
Informazioni e prenotazioni presso la Fondazione (fondazione@bavona.ch o 091 754 25 50).
La Fondazione Valle Bavona gestisce entrambi i rifugi; si occupa delle riservazioni, della pulizia, dei lavori di manutenzione, dell’apertura estiva e della chiusura invernale. Inoltre, si fa carico della pulizia e dello sfalcio di un sentiero tracciato in alta quota.
Le valli laterali di Cranzünell e Cranzünasc, poco visibili e quasi sconosciute, sono rappresentative degli alpeggi della Bavona. In questi luoghi persone umili, tenaci e coraggiose hanno saputo adattarsi alle difficili condizioni ambientali sviluppando un’agricoltura di sussistenza che ha plasmato il territorio. Cranzünell e Cranzünasc, citati per la prima volta su documenti del 1346, per secoli sono stati caricati con bestiame bovino, capre e maiali fino al loro definitivo abbandono attorno al 1960. Questa cesura irreversibile è coincisa con un cambiamento di vita epocale: lo sfruttamento del territorio, indispensabile per la sopravvivenza, lasciava il posto ai mestieri del secondario e terziario.
Il progressivo decadimento delle due valli ha indotto la Fondazione e il Patriziato di Bignasco, proprietario degli alpi, a promuovere un progetto orientato verso i bisogni di benessere e svago e non solo all’uso agricolo. Attraverso il recupero e la rinascita di preziosi elementi storico-culturali, paesaggistici e naturalistici si è pure favorita la riflessione sulla relazione tra la società contemporanea e il paesaggio rurale. Una possibilità concreta di riconoscere sul territorio le proprie radici.
Collegamenti sentieristici
Lungo le pareti verticali della Bavona si inerpicano sentieri rupestri, un tempo vie essenziali per la transumanza. Anche per accedere a Cranzünell e Cranzünasc il dislivello non è irrilevante e i sentieri hanno dovuto essere in parte riparati. Per consentire un percorso circolare è stata pure ristabilita un’antica traccia di collegamento tra le due valli.
Dal 2022 nella valle di Cranzünasc è agibile il sentiero che da Fontana conduce al Corte di Cima, prosegue per la Bocchetta di Cerentino e giunge a Bosco Gurin.
Per valorizzare un territorio è indispensabile un’approfondita conoscenza dei contenuti naturalistici. Nel 2015 un gruppo di ricercatori ha concluso una serie di studi che documentano la ricchezza di fauna e flora nelle fasce superiori delle vallate. Concretamente si è pure ricreato un habitat idoneo al fagiano di monte.