Alcuni mammiferi di interese conservazionistico

Lince
In Svizzera la lince (Lynx lynx) scomparve dall'Altipiano già nel XVII secolo. Solo nel Giura e nelle Alpi riuscì a sopravvivere fino all'inizio del XX secolo. L'ultimo avvistamento risale al 1909 nelle vicinanze del Passo del Sempione. Le cause principali della sua scomparsa sono da ritrovare nella caccia sfrenata di cui era oggetto, nella riduzione delle foreste e nel calo importante delle sue prede.

Il Centro di coordinamento svizzero per i grandi predatori (KORA, www.kora.ch) sottolinea che in Svizzera la lince è protetta dal 1962 dalla legge federale sulla caccia. A partire dagli anni '70 furono reintrodotte le prime linci nelle Alpi occidentali e nel Giura. Gli animali provenivano dai Carpazi slovacchi. In tutto furono messe in libertà dalle 25 alle 30 linci. Grazie alle innovazioni nell'ambito della legge forestale e alla ripresa delle popolazioni di ungulati, la lince ha ritrovato condizioni di vita propizie che le hanno permesso di disperdersi anche in altre regioni.

Dalle informazioni contenute nel bel volume “Introduzione al paesaggio naturale del Cantone Ticino. 1. Le componenti naturali” del Museo cantonale di Storia naturale di Lugano, Fossati A. riporta le seguenti informazioni riguardati la presenza storica della Lince nel Cantone Ticino. Sono poche le notizie inerenti la lince in Ticino; essa era certamente diffusa nel nostro Cantone nella seconda metà del XVIII secolo, poiché a quel tempo per ogni esemplare ucciso era stanziata una ricompensa di 90 Lire (Schinz 1783 – 1787). Secondo Pavesi (1873) l’animale era ancora presente sui monti ticinesi all’inizio del XIX secolo.

Attualmente anche in Ticino sono presenti alcuni individui di lince. La presenza è pure accertata in Valle Bavona, in particolare in Valle Calneggia. Alcuni escursionisti hanno già avuto la fortuna di osservarla, magari i prossimi potreste essere voi!

Marmotta
La marmotta (Marmota marmota) con la sua fisionomia tozza, le zampe corte e un fischio potente è probabilmente uno degli animali più caratteristici delle nostre montagne. Chiunque frequenti le praterie alpine, i lariceti radi di altitudine e le zone aperte tra le sassaie sopra i 1’500 m di altitudine, l’avrà già vista o almeno sentita.

La marmotta è un animale che si è adattato a vivere in questi ambienti estremi e dove la sua unica possibilità per sopravvivere all’inverno è di andare in letargo in una tana profonda. Ma anche la vita durante la stagione estiva non è facile per questo animale: l’aquila, ma anche la volpe, sono i suoi principali predatori. Una vita estremamente sociale in piccoli gruppi familiari gli permette di far fronte con efficacia ai numerosi pericoli che l’attendono fuori dalla tana.

Ogni cellula familiare difende un territorio cosparso da numerose tane spesso in comunicazione tra loro, e mentre alcuni membri della famiglia sono occupati a cibarsi, giocare o scaldarsi al sole, c’è sempre una sentinella pronta a dare l’allarme appena nel cielo si staglia la sagoma dell’aquila oppure se nei paraggi passa un turista troppo rumoroso e magari col cane non tenuto al guinzaglio.

Osservare o udire le marmotte in Valle Bavona è abbastanza facile in quanto è ancora presente in diverse zone, è però necessario imboccare qualche bel sentiero pedestre che percorre questa valle e raggiungere le alte quote, per esempio nella regione di Robiei.

Stambecco
Lo stambecco (Capra ibex) è una delle specie che ha rischiato di scomparire per sempre dalle Alpi. Questo ungulato rupicolo, straordinariamente adattato alla vita sulle rocce, abita le praterie alpine e i versanti rocciosi.

È impossibile da confondere con altri animali: ha un corpo massiccio, robusto e con delle corna particolarmente impressionanti. Nei maschi esse possono raggiungere la lunghezza di un metro, mentre nelle femmine sono più modeste. È un animale quieto, senza predatori naturali, che vive in gruppi separati durante buona parte dell’anno, mentre nel periodo degli amori, tra dicembre e gennaio, maschi e femmine si riuniscono per dare vita ai più spettacolari e bei combattimenti del mondo animale.

Gli stambecchi che vediamo oggi sulle nostre montagne discendono quasi esclusivamente dall’ultima popolazione alpina superstite nella riserva di caccia del Re d’Italia in Piemonte.

La scomparsa dello stambecco dall’arco alpino si situa tra il sedicesimo e il diciottesimo secolo, l’unica popolazione che riuscì a sopravvivere si trovava allora nella regione del Gran Paradiso, riserva di caccia dei regnanti italiani.

La reintroduzione dello stambecco in Svizzera iniziò a partire da 5 individui contrabbandati dal Parco del Gran Paradiso che vennero liberati nell’Oberland sangallese nel 1911. Altri rilasci seguirono, ma da quel momento cominciò la fortunata avventura del ritorno dello stambecco su tutto l’arco alpino.

Secondo quanto riportato da A. Fossati nel volume Introduzione al paesaggio naturale ticinese - Le componenti naturali (MCSN), lo stambecco scomparve dalle Alpi ticinesi alla fine del XVI secolo. Venne poi reintrodotto nel 1953 nella bandita federale del Campo Tencia. A questo primo tentativo di ripopolamento ne seguirono altri: il 21 agosto 1974 sono stati rilasciato nei pressi del Lago Bianco 5 stambecchi provenienti dal Vallese su iniziativa la società cacciatori "Diana" di Locarno, nel 1982 in Valle Onsernone, nel 1983 in Valle Verzasca, nel 1985 nuovamente in Valle Onsernone. Attualmente queste nuove colonie sembrano godere di buona salute e stanno colonizzando altre regioni dell’arco alpino.

Il Cantone Ticino, per cercare di porre rimedio all’origine illegale dei primi animali rilasciati in Svizzera, dopo quasi un secolo, ha simbolicamente “restituito” al Parco nazionale del Gran Paradiso un gruppo di stambecchi provenienti anche dalla regione di Robiei, che sono andati quindi a rinvigorire la popolazione isolata del Gran Paradiso.

Al giorno d’oggi sull’arco alpino si stimano oltre 30'000 stambecchi ed in alcune zone si è pure cominciato a praticare una caccia selettiva. La Svizzera ha una elevata responsabilità in quanto detiene circa il 40 % della popolazione delle alpi. In Valle Bavona non è difficile osservare questi splendidi animali nella regione di Robiei.